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Come si calcola la velocità dalle tracce di frenata

Aggiornato nel 2026 · 4 min di lettura

Una traccia di frenata consente di calcolare a che velocità viaggiava un veicolo, e il calcolo in sé non presenta difficoltà. A decidere il risultato non è la formula: è il coefficiente di attrito che si sceglie, ed è lì che le perizie si vincono e si perdono.

La formula

Tutta l’energia che il veicolo portava si dissipa strisciando contro il fondo stradale, quindi basta eguagliare le due cose:

v₀ = √( vf² + 2 · (μ + p) · g · d )

Dove d è la lunghezza della traccia, μ il coefficiente di attrito pneumatico-asfalto, p la pendenza in valore decimale (positiva in salita) e vf la velocità a fine tratto, nulla se il veicolo si è fermato lì.

È l’attrito a comandare

Prendiamo una traccia di 30 metri fino all’arresto, su asfalto asciutto e in piano. A seconda della riga della tabella del CRASH II che si sceglie, esce questo:

Asfalto asciutto, sotto 48 km/hμ pubblicatoVelocità per 30 m
Nuovo e ruvido0,80 – 1,2078 – 96 km/h
Battuto dal traffico0,60 – 0,8068 – 78 km/h
Levigato dal traffico0,55 – 0,7565 – 76 km/h

La stessa traccia dà 65 o 96 km/h a seconda dello stato dell’asfalto. Se il limite era 80, l’intera perizia si gioca su quella scelta — ed è per questo che una perizia seria dichiara da dove prende il coefficiente di attrito, invece di limitarsi a scrivere «asfalto asciutto: 0,8».

Un dettaglio che quasi nessuno riporta

L’attrito cala all’aumentare della velocità. Su asfalto levigato la stessa tabella dà 0,55–0,75 sotto i 48 km/h e 0,45–0,65 sopra: quasi un decimo di differenza. In una frenata lunga da velocità elevata, usare il valore della tabella a bassa velocità sovrastima la velocità iniziale.

I valori provengono dall’Exhibit 9-5 del manuale del CRASH II (McHenry, Calspan ZQ-5708-V-3, 1976), che distingue quattordici superfici e, in ciascuna, l’asciutto dal bagnato e sopra o sotto i 48 km/h.

Quando la frenata attraversa superfici diverse

Il caso normale non è un tratto unico: il veicolo comincia a frenare sull’asfalto, tocca lo spartitraffico e finisce sulla terra. Ogni tratto ha il suo attrito e la sua lunghezza, e il calcolo si concatena all’indietro: si parte dalla velocità finale dell’ultimo tratto e si risale fino all’inizio della traccia.

Quello che la traccia non dice

Il modulo 09 accetta più tratti con attrito e pendenza diversi, e restituisce la velocità all’inizio della frenata insieme al tempo impiegato. Per il tempo di reazione e la questione dell’evitabilità c’è il modulo 10.

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Domande frequenti

Quale formula dà la velocità da una traccia di frenata?
v₀ = √(vf² + 2·(μ+p)·g·d), dove d è la lunghezza della traccia, μ il coefficiente di attrito, p la pendenza e vf la velocità a fine tratto. Se il veicolo si è fermato, vf è zero.
Quanto incide il coefficiente di attrito sul risultato?
Molto più di qualsiasi altro dato. Una traccia di 30 metri su asfalto asciutto dà 78-96 km/h se il fondo è nuovo e ruvido, e 65-76 km/h se è levigato dal traffico. Per questo la perizia deve giustificare il valore impiegato.
Si può calcolare la velocità se l’auto aveva l’ABS?
Sì, ma non dalla traccia di bloccaggio, che l’ABS non lascia. Lascia segni tenui e intermittenti di cui va misurata la lunghezza reale. Misurare solo il tratto nitidamente visibile porta la velocità sotto il valore reale.
La velocità che esce è quella alla quale viaggiava il conducente?
È la velocità all’inizio del segno. Prima di quello c’è la distanza percorsa durante la percezione-reazione e la risposta dei freni, che la traccia non registra e va aggiunta a parte.

Fonti

Il coefficiente di attrito non si sceglie a occhio: la tabella impiegata dal modulo proviene da una fonte pubblicata.

  1. McHenry, R. R. (1976). User’s Manual for the CRASH Computer Program. Calspan ZQ-5708-V-3. Il suo Exhibit 9-5 raccoglie quattordici superfici con quattro coppie di valori di attrito ciascuna.

Il riscontro di questi metodi su casi documentati è dettagliato in Come è validato questo calcolatore.

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